Strumenti

Godfried-Adrian Rottenburgh (Bruxelles 1703-1768)

Il flauto di G.A. Rottenburgh, detto anche "Rottenburgh figlio" per distinguerlo dal padre Joannes Hyacynthus Rottenburgh, anch'egli costruttore di strumenti a fiato e ad arco a Bruxelles, è uno degli strumenti più versatili e più soddisfacenti da suonare, adatto ad interpretare tutto il repertorio tardo barocco e classico. La maggior parte delle copie esistenti si rifà all'originale di proprietà di Barthold Kuijken e agli esemplari conservati presso il meraviglioso Museo di Strumenti musicali della stessa città. Le sue ottime qualità timbriche lo hanno spesso portato ad essere identificato come lo "Stradivari dei traversieri". È disponibile in bosso, ebano o resina sintetica.


Bosso europeo con modanatura in avorio artificiale. Chiave in argento. La 415.

Il bosso europeo, uno dei legni più duri del continente, è da sempre uno dei materiali più usati per la costruzione di strumenti a fiato quali, flauti traversi, flauti dolci e oboi. La sonorità è calda ma decisa; morbida nel registro medio, piuttosto squillante in quello acuto nel forte, ma delicata nel piano, rotonda e piena in quello grave. 

Bubinga con modanatura in avorio artificiale. Chiave in argento. La 415. 

Il bubinga, chiamato anche kevazinga o akume, è un legno duro africano originario del Cameroun e dal Gabon dove gli enormi alberi raggiungono i trenta e più metri d'altezza. Ha colore bruno rossastro e una qualità oleosa al tatto allo stato grezzo prima della lunga stagionatura. Gli strumenti costruiti in bubinga hanno un suono caldo, potente, e ricco nel registro grave. La frase musicale nel legato sgorga come un flusso di miele dorato. Nel registro medio e acuto è morbido e rotondo, privo di asperità. 

Resina sintetica con modanatura in avorio artificiale. Chiave in argento o alpacca. Finitura opaca ad imitazione di grenadiglia. La 415.

La resina sintetica ha straordinarie qualità meccaniche e fisiche, e alta densità strutturale, con un peso specifico superiore perfino a quello dell'ebano naturale. Il suono è robusto, chiaro e squillante nel registro medio-acuto nonché definito e profondo in quello grave. L'intonazione rimane costante con qualsiasi temperatura, e lo strumento non patisce umidità o climi secchi. Non necessita inoltre di alcuna manutenzione, oliatura o rialesaggio dopo qualche anno. La lavorazione è identica a quella del legno.


Carlo Alberto Felice Palanca (Palancato 1691-Torino 1783)

Carlo Alberto Felice Palanca è il costruttore italiano di strumenti a fiato del XVIII secolo di cui ci rimane il maggior numero di strumenti, tra flauti traversi e dolci, fagotti e oboi. Nacque a Palancato, una frazione di Boccioleto (Vercelli) nel 1691, e morì a Torino il 23 dicembre 1783. Figlio di Giovanni Lorenzo Pitteti, flautista e costruttore di flauti (1645 circa - 1725) e fratello delle due pittrici Angela Maria ed Anna Maria Domenica, prese come il resto della famiglia il cognome Palanca, dal nome del suo villaggio natale, quando si trasferì a Torino, nel 1696. Oltre che costruttore fu ottimo musicista e venne assunto come suonatore di fagotto nella Cappella Reale di Torino nel 1719.

I suoi flauti traversi si rifanno ud un modello tardobarocco. Sono di costruzione solida e di diametro esterno leggermente più grande della media degli strumenti di altri costruttori. Normalmente il foro dell'imboccatura è leggermente ovale. Il suono è pieno e piuttosto robusto ma mai sgraziato, anzi risulta molto dolce e ricco, specialmente nei movimenti lenti. Lo strumento oggetto delle copie è conservato presso una collezione privata di Francoforte ed è disponibile in bosso, ebano o resina sintetica. È uno strumento particolarmente adatto all'esecuzione degli autori italiani, ma anche della musica di J.S. Bach e G.P. Telemann.

Costruire copie dei flauti di questo grande artista nella stessa città dove egli creò i suoi strumenti più di due secoli fa, è un onore, una responsabilità, ma anche una grande soddisfazione personale